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Un pH urinario di 8 può facilmente far scattare un campanello d’allarme nella pratica clinica.
Soprattutto negli animali alimentati con una dieta acidificante delle urine, per il trattamento o la prevenzione della struvite o di disturbi ricorrenti delle vie urinarie, sorge subito la domanda: dobbiamo acidificare ulteriormente?
Ma una singola misurazione del pH urinario non è affatto sempre abbastanza affidabile per trarne conclusioni immediate.
Il pH urinario oscilla nel corso della giornata. Il valore è influenzato, tra l’altro, dal momento della misurazione, dalla freschezza del campione, dalla presenza di un’infezione e, aspetto non trascurabile, dal momento e dalle dimensioni dell’ultimo pasto.
A questo contribuisce la cosiddetta “ALKALINE TIDE” (marea alcalina): dopo un pasto viene prodotto acido gastrico, con un temporaneo aumento del bicarbonato nel sangue. Questo può essere escreto attraverso i reni, facendo salire temporaneamente il pH urinario.
Un pH di 8 alcune ore dopo un pasto abbondante non significa quindi automaticamente che l’animale abbia urine strutturalmente troppo basiche, ma non è altro che una risposta fisiologica all’assunzione di cibo.
NOTI UN pH ELEVATO? ALLORA CHIEDITI PRIMA:
✔ quanto è fresco il campione?
✔ quando è stata raccolta l’urina?
✔ quando ha mangiato l’ultima volta l’animale?
✔ quanto era abbondante quel pasto?
✔ cos’altro osserviamo nell’urina: peso specifico, sedimento, cristalli, batteri?
Solo a quel punto è possibile dire qualcosa di sensato sull’eventuale necessità di modificare la dieta o di acidificare le urine.
Un pH elevato non implica automaticamente la necessità di acidificare.
È un valore di misura che ha bisogno di contesto.
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